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LA BUONA SCUOLA OGGI: Documenti e interventi su  "Piano Renzi" (settembre 2014)

(19.02.2015)

 



Della Legge di Iniziativa Popolare (LIP) - lunga incubazione e ultima versione del Disegno di legge (ddl): agosto 2014 - nessuno probabilmente si sarebbe sognato di parlarne se non fosse arrivata, i giorni scorsi, la comunicazione del sostegno della Flc. Sostegno perché – si legge nella nota apparsa sul sito -  il  ddl “riprende molti dei contenuti elaborati dalla FLC CGIL con il Cantiere scuola e Fai la scuola giusta. Mentre  le proposte del Governo “vanno  in senso contrario”.

A questa presa di posizione - sulla quale però ci sono dei distinguo dell’ultima ora  su Dirigenza scolastica e Autonomia da parte del Segretario Pantaleo - va aggiunta la notizia di una iniziativa, diciamo così “anomala” e, in ogni caso, del tutto nuova nella storia del nostro Paese: i parlamentari di Senato e Camera, presentatori della LIP, hanno   inviato a tutti i Dirigenti scolastici  una lettera – a cui viene allegato il Disegno di legge di cui sono primi firmatari – con la quale chiedono “una ampia e completa informazione” della loro proposta nelle scuole che dirigono, non avendo avuto - la stessa -  identica risonanza mediatica e le stesse opportunità di farsi conoscere della proposta governativa sulla Buona Scuola”.

Forse la lettera ignora qualche passaggio importante in tema di responsabilità e competenza delle nostre Istituzioni. Ma non credo sia questo il punto.
Dicevo della concomitanza di questi due fatti come la ragione prima per cui se ne parla anche qui. Perché, a una prima lettura – ma anche ad una seconda e terza – non si capiscono i motivi per cui occorre parlarne.
Penso però che, data la situazione, possa essere utile.

Si tratta di proposta, quella della LIP, che mi sembra riproponga – in modo ovviamente del tutto legittimo - un salto nel passato di oltre un trentennio.
Nel Disegno di legge, non mancano di certo attenzioni ad alcune problematiche relativamente nuove della scuola (l’integrazione degli alunni/e migranti; disabili, ….); ma molto dell’impianto e della visione sembra essere fermo soprattutto agli anni ’70.  Come è evidente da diversi passaggi dell’articolato.

Vediamoli nella esemplificazione seguente: 

·        Scompare di fatto l’autonomia scolastica (anche come parola: mai neanche nominata. Vade retro!);

·        non c’è traccia delle figure di riferimento organizzativo e didattico che hanno permesso alle scuole -  diventate in questi anni  organizzazioni di forte complessità - non solo di “tenere” (che non è poco), ma, in non pochi casi, di creare qualità;

·        viene abolita la dirigenza scolastica[1] (fondamentale per il governo della complessità e della governance territoriale) e non si cita la figura del DSGA;

·        sono cancellate Le indicazioni nazionali per scuola dell’infanzia e per il primo ciclo[2] (e recuperata soprattutto la legislazione scolastica fine anni ’70 sulla scuola dell’obbligo) ed è  abrogata la normativa sul Riordino del secondo ciclo con  le sue Linee Guida (che – va sottolineato - non sono tout court identificabili con i tagli feroci degli anni della Gelmini e con la gestione devastante che ne è seguita): a quest’ultima si contrappone un quasi-niente, che utilizza però alcune categorie che richiamano alla mente  tempi gloriosi, ma ormai preistoria, come quelli della  famosa Conferenza di Frascati (1970) e dei nomi prestigiosi che l’hanno reso famosa: da  De Bartolomeis a  Visalberghi, da Lucio Lombardo Radice a  Giovanni Gozzer …..; 

·        viene cancellato il Sistema Nazionale di Valutazione, ritenendosi bastevole l’autovalutazione di Istituto che permette, senza tante complicazioni, di cantarsela e suonarsela ad libitum (implicite parole d’ordine: la scuola è mia e la gestisco io: recuperiamo una sana autoreferenzialità)[3];

·        scompaiono gli Istituti Comprensivi (e quindi i curricoli verticali e la integrazione delle competenze) che però ….. si pensa di recuperare in fasi successive[4];

·        vengono riproposti gli Organi Collegiali del 1974 nella versione d’antan[5] ; anzi si propone di aggiungerne altri, come il Collegio del personale ATA, il Consiglio dei genitori e il Consiglio degli studenti (qui, una veniale dimenticanza:  riguarda il fatto che  da almeno 15 anni è in vigore Lo statuto delle studentesse e degli studenti , che di spazi autonomi e garanzie ne offre, ove la gestione fosse all’altezza).

·        E ancora: è quasi del tutto assente l’innovazione tecnologica, perché avvertita, probabilmente,  come piuttosto marginale per  una scuola moderna. D’altra parte, c’è libertà di opinioni, che è sacrosanta.

C’è anche dell’altro, ma, diciamo così, in positivo questa volta.
Per esempio: l’obbligatorietà  dell’ultimo anno  della scuola dell’infanzia (scelta che ignora  irresponsabilmente tutto il dibattito su questo tema delicato)
[6].
E anche l’obbligo scolastico fino a 18 anni  (come se oggi fosse negato questo diritto e come se il problema non fosse quello degli abbandoni e delle sue cause ….). Obbligo che, per i proponenti, significa, nella sostanza, gratuità incorporata di libri e mezzi di trasporto, anche per tutti i ragazzi delle superiori. Tanto…[7]
E ancora il numero di alunni per classe (che non si vuole superino i 22, “da abbassare ulteriormente nei casi in cui siano inserite persone diversamente abili”; nelle superiori, in qualche caso possono bastare anche 15). Problema grosso come il Colosseo che non sopporta però giochi al rialzo come quelle proposte, tanto poi… (Oggi il problema deve essere affrontato responsabilmente con l’occhio ad una diversa organizzazione della didattica, degli spazi e delle risorse professionali; oltre che a nozioni chiave, ormai ineludibili,  e a misure conseguenti, quali il superamento dell’unità classe, gli spazi laboratorio, le iniziative di rinforzo, consolidamento e sostegno, l’individualizzazione e le attività opzionali e facoltative …). Certamente, il problema, nel frattempo, va comunque posto e affrontato: l’organico funzionale   potrà essere una ipotesi da considerare?

Che dire conclusivamente. Solo esprimere la speranza che le preoccupazioni e le aspettative  per una scuola che finalmente riparta – presenti anch’esse comunque nella LIP – possano trovare prime e promettenti risposte nella decretazione sulla Buona Scuola delle prossime settimane.

Sarà così?


 

[1] Art. 29 (abrogazioni)

[2] Art. 14, c. 4.: “Fino all’adozione dei programmi didattici di cui al presente articolo, si applicano gli orientamenti dell’attività educativa nelle scuole materne statali di cui al decreto del Ministro della pubblica istruzione 3 giugno 1991, (…) i nuovi pro-grammi didattici per la scuola primaria di cui al decreto del Presidente della Repub-blica 12 febbraio 1985, n. 104, i programmi per la scuola media statale di cui al decreto del Ministro della pubblica istruzione 9 febbraio 1979, pubblicato nel supplemento ordi-nario alla Gazzetta Ufficiale n. 50 del 20 febbraio 1979.”

[3] Si prevede, in verità, “un «occhio esterno», non giudicante ma professionalmente competente”. Per il resto, fai da te. A proposito di autoreferenzialità, v. c.2 art 8: “I docenti e le docenti progettano e partecipano agli interventi formativi ritenuti collegial-mente necessari”. L’abrogazione del SNV è prevista all’art. 29.

[4] V. art. 22. Si prevedono  “sperimentazioni che permettano, in prospettiva, l’unificazione tra scuola elementare e scuola media” (sic!)

[5] V. art 16 del DdL

[6] Art, 29, c. 3. L’ultimo anno è obbligatorio per tutti i bambini e le bambine che abbiano compiuto i cinque anni entro il 31 dicembre dell’anno scolastico di riferimento.

[7] Cfr. Franco De Anna, Io vivo altrove, in www.scuolaoggi.it e www.pavonerisorse.it : “ I promotori della legge di iniziativa popolare propongono la gratuità non solo di libri di testo ma anche dei trasporti fino ai 18 anni; non discuto nel merito. Ma certo la proposta non si può formulare invocando la Costituzione; anzi quest’ultima dovrebbe essere cambiata [perché parla di favorire la prosecuzione degli studi, dopo l’obbligo, solo per capaci e meritevoli – NdR], trasferendosi il carico dell’impegno economico dell’istruzione interamente sulla collettività e dunque, si suppone, sul prelievo fiscale.
Si dirà: ma i tempi dei costituenti eran pure diversi…ora occorre adeguarsi. Appunto, occorre saper cambiare anche la costituzione più bella del mondo; che è esattamente il contrario dell’utilizzarla come surrogato dell’invocatio dei.” E più oltre: “…ampliare l’obbligo di istruzione semplicemente dilatando l’età di uscita è, ad essere buoni, una (generosa?) mistificazione. Comunque costellata da fallimenti antichi e recenti.”.

L’articolo analizza l’insieme delle questioni nodali della LIP e si raccomanda per l’acutezza del’analisi e l’ampiezza di vedute.

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