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LA BUONA SCUOLA OGGI: Documenti e interventi su  "Piano Renzi" (settembre 2014)

(01.01.2015)

Si è spostato l’orizzonte
di Stefano Stefanel

 

Il 2014 della scuola italiana è stato contraddistinto da una delle più grandi occasioni mai perse. L’avvilente finale dell’idea renziana chiamata La Buona scuola ha prodotto solo un assordante silenzio sui temi contenuti nella proposta unito alla vittoria oggettiva di tutti coloro che si sono opposti praticamente a tutto con una consistenza sia di toni sia di contenuti che i sostenitori della proposta o semplicemente coloro che hanno trovato la proposta interessante non sono mai riusciti ad avere. Elementi fondamentali ed importanti come la valutazione dei docenti, l’organico funzionale, l’alternanza scuola lavoro resa centrale, le possibilità di una carriera docente si sono sfarinati tra il disinteresse dei molti, l’intelligente boicottaggio culturale dei sindacati (che non hanno mai attaccato la proposta nel suo insieme soprattutto perché conteneva la promessa di 150.000 nuove assunzioni, ma si sono limitati a concentrare la loro interdizioni su piccole parti capaci di scardinare però tutto il modello proposto), l’aggressività di coloro che in nome del diritto allo studio e della difesa della Costituzione bocciano sempre tutto e l’oggettiva debolezza del fronte renziano messo a difesa della proposta. Si è poi assistito allo sconcertante spettacolo del Partito democratico da cui si sono levate le voci più critiche sulla proposta. Non so che idea abbia il Governo per andare avanti, ma anche quella annunciata di una kermesse a febbraio di mille persone per ragionare sulla scuola mi sembra solo una scappatoia per non aver coraggio di ammettere che La Buona scuola come proposta di mobilitazione nazionale per arrivare ad una nuova normativa condivisa è proprio fallita. Anche questo Governo come i precedenti deve rassegnarsi all’idea che se vuole modificare la scuola deve mettere in conto di averla contro e se invece la lascia così deve rassegnarsi a continuare a misurarne il declino.

         Il mondo della scuola si dimostra impermeabile ad ogni idea di cambiamento, pur lamentandone un grande bisogno. L’organizzazione generale del mondo scolastico non funziona, la burocrazia è fortemente molesta, sia se si origina da norme del passato, sia se nasce da necessità o scelte di trasparenza e tracciabilità on line del presente. Le vessazioni cui la scuola è sottoposta la costringe ad una trasparenza che non interessa a nessuno (sarebbe  interessate contare gli accessi ai siti “Trasparenza” delle scuole) e ad una tracciabilità totale ridicola, mentre gli evasori e gli elusori fiscali, i professionisti e gli imprenditori che amano il “nero”, la società civile non li traccia praticamente nessuno. Tutti i contratti, gli acquisti, gli atti sono on-line ma non interessano a nessuno: fanno massa perché sono tanti, mentre quelli importanti da mettere on line lo Stato non li rintraccia proprio oppure non riesce a renderli evidenti.

         Molto interessante per vedere in che modo il declino ha reso difficile qualsiasi cambio di rotta è evidenziare alcuni elementi che stanno appesantendo il sistema scolastico italiano nella sua competizione con gli altri Stati dell’Ocse e in cui questi problemi sono pressoché sconosciuti o affrontati con modalità operative e non burocratiche. Forse per il futuro il Governo dovrebbe cercare di capire perché l’Italia si è “fissata” su alcuni punti che interessano solo gli italiani, disinteressandosi invece su altri punti che interessano fortemente il resto del mondo.

ESAME DI STATO E VALORE DEL TITOLO DI STUDIO

         Una certa mobilitazione si è avuta e si avrà sulla questione delle commissioni agli esami di Stato del secondo ciclo. Il famigerato ESC (Esame di Stato Conclusivo) è un’enorme spreco di soldi ed un pesante fardello didattico. Con esiti risibili (97-98% all’anno di promossi e nel 2-3% dei bocciati c’è più dell’80% di privatisti, cioè di “dilettanti allo sbaraglio”) e costi altissimi, movimenta masse di studenti e docenti da metà giugno a metà luglio in una parvenza di serietà nascosta dentro una burocrazia ossessiva e molesta. Che ci siamo commissioni miste o commissioni interne è l’esame che deve essere cambiato radicalmente. La soluzione è talmente banale da non essere presa in considerazione da nessuno: eliminazione del valore legare del titolo di studio, voto di uscita che si costruisce dalla prima, esame finale tutto interno ma sullo stile della tesi di laurea all’Università. In questo modo i diplomifici perderebbero immediatamente il motivo di esistere e le scuole migliori avrebbero il giusti riconoscimento perché i loro studenti sarebbero quelli con il corso di studi più credibile. Se l’ESC di fine secondo ciclo è una grande perdita di soldi e di tempo quello di fine del primo ciclo è una brutale e vergognosa ingiustizia travolta dalla burocrazia: commissari e presidenti non pagati, alunni costretti dalla “pari dignità delle discipline” a sobbarcarsi cinque compiti scritti un una settimana, bocciature inesistenti e perdite di tempo e di credibilità di tutti.

         Perché il mondo della scuola si accanisce così brutalmente contro se stesso? Dopo anni di analisi del fenomeno la conclusione mi è piuttosto chiara: finché ci sono gli esami di stato conclusivi decisi dai burocrati del Miur c’è anche l’alibi a non cambiare, ad appiattirsi, a mantenersi dentro binari conosciuti con lo spauracchio di quella prova finale obbligatoria. Il mondo della scuola nel suo complesso “ama” gli esami di stato conclusivi perché comunque sanciscono un potere, stabiliscono degli obblighi che permettono di non pensare, spaventano gli studenti che così ragionano di meno.

BOCCIATURE, STRANIERI, DSA, HANDICAP, ADHD, DISAGIO SOCIALE

         In questi ultimi anni si sono affinate le metodologie di analisi e di intervento su categorie molto complicate di soggetti, che spesso in grande numero nelle classi determinano elementi di grande scompenso educativo e didattico. Siamo l’unico sistema scolastico che “boccia” gli studenti e poi gli fa ripetere le stesse cose su cui sono stati bocciati, sperando che la soluzione “vada bene”. E poiché una volta su trenta va bene si cita quella volta a corredo della bontà del metodo. I “bocciati” costano allo Stato 28.000 l’uno e servono solo a mantenere intatta l’idea di valore legale del titolo di studio: se è un titolo con valore legare non lo si può “regalare”. In realtà le bocciature nostrano un sistema esangue che non sa come recuperare chi disperde, con tassi di abbandono nelle secondarie e nelle università da paese del Terzo Mondo. Le bocciature nel triennio del secondo ciclo dovrebbero essere vietate per legge e invece il loro spettro è spesso l’unico modo per i docenti di costringere i propri studenti ad ascoltare stantie conferenze nate nella notte dei tempi e prive di alcun interesse se non quello di permettere l’accesso ad un voto positivo.

         Anche l’attenzione verso l’handicap, i disturbi, l’iperattività, il disagio sociale, lo studente straniero richiedono nuovi approcci e non gli stanchi riti propri del “fantasmi” degli anni settanta, quegli organi collegiali della scuola mai riformati e ormai diventati strumenti obsoleti di sola analisi. Tutte le tipologie di problemi che toccano oggettivamente le classi non possono essere risolti attraverso un ricorso ossessivo alla diagnosi e alla documentazione laddove le necessità primarie riguardano invece la necessità di innovazioni didattiche e di una personalizzazione profondissima. Davanti al montare di problemi il rischio è di avere tanta burocrazia ben organizzata e procedure di intervento inefficaci.

         L’attenzione verso le tipologie di studenti con bisogni o problemi rischia poi di farci perdere di vista l’importanza di personalizzare in alto, curando gli esiti positivi e selezionando quelli che possono percorrere cicli di studi completi e positivi. In questo momento la paralisi delle diagnosi porta ad una disattenzione per il necessario supporto di mezzi e culture per chi è bravo e ha diritto non solo allo studio, ma proprio allo studio d’eccellenza. Abbiamo organizzato un sistema  apparentemente egualitario che invece è selettivo, ma non abbiamo alcun interesse per l’equità, che pone i diritti dei migliori in testa al sistema. La Buona scuola alcune cose su questi punti le diceva, ma temo che abbiamo gettato al vento tutto. Sembrava ci fosse un orizzonte, ma adesso si è di nuovo spostato.

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