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Democrazia WEB e ragazzi

“La libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione” G. Gaber

(10.02.2013)

Elezioni, elezioni! Ed elezioni in rete
di Rodolfo Marchisio

 

Si avvicinano le elezioni, forse fra le più importanti della nostra storia, vista la crisi economica, il debito pubblico e la legge elettorale. Ma come sono le elezioni viste dalla rete?
Si è più volte ricordato il ruolo della rete e delle TIC (sms, social network etc…) nelle elezioni superorganizzate di Obama, ma anche da noi in questi giorni il Web compare sempre più.
I TG mostrano sempre più spesso dichiarazioni “Twittate” dei leader.
La situazione è piuttosto confusa. Si va da chi si fa un sito e un account in un SN, ma lo usa poco e male, a chi ha costruito sinora la propria esistenza di movimento in rete, come il M5S che però ora torna nelle piazze (e recupera consensi).
In mezzo proliferano le raccolte di firme online per chiedere ai politici attenzione alla scuola pubblica come bene comune o alla lotta alla corruzione ad es.

Alcuni imparano a raccogliere interventi e posizioni (talora in modo confuso) dei possibili elettori cui rispondere. Il tutto in modo un po’ approssimativo.

Alcune osservazioni

Riprendiamo quanto già scritto sul M5S, sull’uso dei siti e sulle novità.

Il Movimento 5S, nato e cresciuto in rete e chiamato ora ad amministrare e governare ha fatto le primarie online. Occorreva essere iscritti. Quel 38,8% di non connessi (dato Ist. Lorien per Forum PPAA) sicuramente non frequentano gli Internet café e quel 50% di famiglie non avvezze all’uso delle TIC e che oggi sono in difficoltà con le iscrizioni online alle scuole sembrerebbero tagliati fuori. L’accesso generalizzato come diritto c’entra con la democrazia? Negli ultimi giorni il movimento è tornato nelle piazze ad un contatto diretto con tutti. E recupera consensi.
In generale un buon webmaster sa gestire il suo sito, le notizie (come i direttori dei giornali), i dati da diffondere. La rete, come i giornali e le TV sono pieni di faziosità.
E’ più facile controllare un sito/blog che un movimento o partito e la trasparenza o i controlli richiesti sono ancora minori. Anche il pluralismo non è sempre necessari

I sondaggi

I sondaggi, oggi tra le pagine più cliccate, sono sempre meno affidabili anche se sono le più usate nei talk show televisivi (che spesso come interattività ci fanno rimpiangere le vecchie e inequivocabili tribune politiche). In realtà come avvisa Ivo Diamanti, sondaggista e studioso dei più seri: oggi i sondaggi servono a influenzare il pubblico, a orientare i voti, non più a fotografare tendenze troppo complesse e lontane nel tempo.

Alcune novità

Nascono esperienze nuove per seguire i trend in rete come Italia 2013 un gruppo di giovani capeggiati da R. Luna e M. Pratellesi. La gente sommersa da informazioni, non capisce e non ha tempo di coordinare il tutto.

Proveremo a fare noi questo lavoro, da oggi e fino alla fine della campagna elettorale, con una redazione di giovani giornalisti che analizzando i flussi d’informazioni dai social media ricostruiranno in tempo reale il valore, la qualità, la rilevanza attraverso “il racconto della rete"», scrive Marco Pratellesi nell'editoriale di presentazione della piattaforma realizzata in collaborazione con la Scuola Walter Tobagi della Statale di Milano, lo IULM e l'Università di Siena .

       Su “Italia2013” si potranno seguire da vicino gli umori della campagna elettorale. E non solo. Le informazioni saranno presentate ai lettori attraverso grafici e analisi quantitative
       e qualitative in grado di fotografare l’andamento elettorale in quel preciso momento. “Le nostre fonti siete voi, le “conversazioni” dei cittadini, ma anche quelle dei candidati che
      per la prima volta sembrano aver capito l’importanza di essere presenti sui social media (anche se, nel loro caso, non proprio per conversare e confrontarsi con gli elettori)”
,
      scrive Pratellesi.

 In pratica non un sondaggio, ma come in rete la gente reagisce a un post di un politico, di chi si parla di più, di chi si parla meglio etc…

Dietro tutta questa elaborazione e incrocio di dati e informazioni c’é il solito modello e il solito algoritmo: speriamo sia quello giusto in rapporto alle finalità dichiarate. Se lo scopo è la sintesi delle informazioni è un lavoro delicato, ma possibile come quello che dovrebbero fare giornali e siti “corretti”. Poi a ragionare e scegliere non ci mettiamo un algoritmo, ma ci mettiamo la nostra testa.

Anche Wired, la storica rivista sulle tecnologie, ha intrapreso questa strada. “Saranno le prime elezioni davvero social della storia italiana. Per questo Wired Italia ha dedicato alla politica e ai dati la copertina del numero di febbraio. Per tenere d'occhio cosa succede su social network come Facebook o Twitter e nel resto del Web, abbiamo deciso di affidarci a PolisMeter, che monitora quanto e come si parla online di candidati e partiti. 

Come funziona il grafico? Mostra quanto i cinque politici più influenti dei vari schieramenti sono citati online. Grazie all'analisi di siti web, blog, forum, newsgroup e social network, si può scoprire chi è stato in testa negli ultimi sette giorni.”

Per chi vuol saperne di più segnaliamo l’articolo di Wired.
In parole povere un altro algoritmo, con un’avvertenza: che si parli di più di B. non significa che se ne parli bene. Però è peggio essere dimenticati. Date un’occhiata qui per capire, ne vale proprio la pena! http://polismeter.it/

Una conclusione

 Affascinante! Ma io continuo a pensare che:

1-     se togliamo quel 38,8% di non connessi che ci sono in Italia,

2-     se consideriamo che il 50% delle famiglie non è in grado di iscrivere da soli i figli a scuola usando procedure online

3-     che la popolazione dei SN è grande nel mondo come una grande nazione, ma in Italia è una frazione di quelli che usano la rete (che sono il 60% ca)

4-     Ne concludiamo che stiamo facendo una azione propedeutica alla democrazia attraverso la rete, ma che riguarda una minoranza, una élite (di privilegiati?). 

Quando parliamo di democrazia parliamo di:

a)     saper leggere e scrivere tutti. Quanti sono gli analfabeti e gli analfabeti di ritorno nel nostro paese?

b)     essere connessi tutti - alla rete ed a una fonte di energia - ed avere i soldi per pagare il servizio (che molti ormai chiedono gratuito)

c)     essere alfabeti informatici

d)     non avere alcun impedimento (come dice la Costituzione) per esercitare questo diritto al pari degli altri: disabili, anziani, reclusi in varie Istituzioni…

 Democrazia è o tutti o nessuno. Senza lasciare nessuno indietro.

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