Direzione didattica di Pavone Canavese

I dibattiti di PavoneRisorse

(01.05.2009)

Italiani brava gente
di Giuliano Corà

 

 ‘Italiani brava gente, una faccia una razza’. Ci abbiamo campato per anni, su questo mito, fin dai tempi della cosiddetta ‘Armata s’agapò’, termine col quale si indicarono i soldatini italiani mandati sì a morire in Grecia nel ’43, ma che intanto si preoccuparono anche di far la corte alle ragazze del luogo, forti del loro ruolo di occupanti e consci delle ben note virtù amatorie del nostro popolo. Chissà se si facevano chiamare ‘papi’ anche loro … Le belle tradizioni non muoiono mai. Abbiamo continuato a coltivarlo per anni, protetti da una ferrea censura dei vari governi nei confronti di qualsiasi tentativo di raccontare la verità. Ben se ne accorsero, negli anni Cinquanta, Renzo Renzi e Guido Aristarco, che per il loro impegno nel film omonimo subirono addirittura il carcere militare a Peschiera. Qualche volta magari è capitato che i maschioni latini abbiano esagerato, e qualcosa potrebbe dire in proposito la somala che subì un tentativo di stupro con una bomba anticarro durante la missione ‘di pace’ Restor Hope, nel ’92 (in italiano vuol dire ‘Ridare speranza’: ‘azzo!).

A proposito: qualcuno se lo ricorda ancora? (in caso contrario potrebbe utilmente leggere la relazione presentata nel maggio 1998 al Presidente del Consiglio Romano Prodi dalla Commissione Governativa d’inchiesta per i fatti di Somalia presieduta da Ettore Gallo)

Che fine hanno fatto la donna somala e i suoi eccessivamente focosi amatori? Ragazzate, eccessi scusabili, data la situazione, e poi si sa: ‘Peccato di pantalone/il Signore lo perdone’. Non si dice così? Sotto i colpi ostinati della ricerca storica, il mito ha alla fine mostrato la sua autentica sostanza retorica, maschilista e patriottarda: “Perfino i tedeschi – scrive Silvana Silvestri sul Manifesto del 13/3/08 – protestarono per il comportamento eccessivo degli italiani in Grecia, dove fecero terra bruciata di villaggi, requisirono viveri tanto da far scoppiare la carestia che costò la vita a più di quarantamila persone, un genocidio vero e proprio. E che si fecero notare in Africa Orientale per l'uso vietato di gas e in Jugoslavia per le condizioni disumane delle deportazioni”.

Vabbè, roba vecchia, e poi non si dice anche ‘à la guerre comme à la guerre’? E allora … Intanto il tempo passa (a dire il vero dal ’92 non ne è passato poi molto …), e le cose cambiano.

Oggi non siamo più noi che andiamo a cercare i ‘negri’ a casa loro (a parte le solite ‘missioni di pace’ …): sono loro che vengono a casa nostra, e da anni una cupa, massiccia e sempre meno sotterranea propaganda ci mette in guardia contro i pericoli del meticciato. Molti, ognuno per la sua parte, hanno detto e fatto la loro, in questi ultimi tempi, da Borghezio a Forza Nuova, qualcuno ben cosciente in prima persona di quel che diceva e faceva – ne risponderà col suo karma – altri semplicemente trascinati forse inconsciamente dall’onda del Male, che a volte è così facile seguire, senza perder tempo a riflettere. Anche durante il Fascismo, c’era il Duce con le sue Leggi Razziali, ma c’erano anche i cittadini normali che denunciavano l’ebreo della porta accanto: senza sapere assolutamente cosa diavolo fosse un ‘ebreo’, ma solo perché avevano sentito dire che bisognava fare così.

È quella “Banalità del Male” che tanto efficacemente e terribilmente Hannah Arendt ha spiegato, e che pare inestinguibile dalla natura umana. Un insulto dietro l’altro, siamo così arrivati alle leggi attuali sull’immigrazione, che Chiesa e ONU bollano senza mezzi termini come nuove leggi razziali, e naturalmente – appunto – era inevitabile che qualcuno, molto probabilmente senza nessun intento volutamente razzista, senza nessuna intenzione cosciente di ‘fare il Male’, ne introiettasse lo spirito, agendo individualmente.

Ecco quindi che il 4 maggio Anna Bottaro, dirigente dell’Istituto Professionale “L. da Vinci” di Padova ha emanato una Circolare in cui si intimava ad otto studenti non italiani, prossimi alla Maturità, di “portare entro domani 5 maggio una fotocopia del permesso di soggiorno da esibire, su richiesta, alla commissione esami”. Si tratta, con tutta evidenza, di una ‘applicazione’ ante litteram, più ancora che delle norme, dello spirito del famigerato Pacchetto Sicurezza, come hanno immediatamente e duramente fatto notare Cobas, Cespe e Razzismo Stop, non appena sono venuti a conoscenza dell’episodio. Naturalmente, la faccenda si è immediatamente sgonfiata, e la Prof.ssa Bottaro, molto probabilmente ‘in buona fede’, e comunque in linea con la scuola governativa del ‘non ho detto quel che ho detto e comunque non avevo intenzione di dirlo’, ha dichiarato: “La comunicazione interna del 4 maggio è stata formulata per aderire ad una specifica richiesta pervenuta dalla commissione d’esame regionale di Terza Area, in sede di riunione preliminare, e la sottoscritta, il giorno stesso, dopo un’attenta lettura della normativa vigente, ha deciso di non dare seguito alla richiesta (con una seconda Circolare emanata sedici giorni dopo la prima. N.d.R.) Gli alunni ai quali era diretta la circolare non hanno mai fornito copia del documento”.

Morale della favola? Come i nostri vecchi hanno insegnato, ‘chi semina vento raccoglie tempesta’, spesso anche senza volerlo. Che fare? Stare attenti, sempre. È ancora valido il monito di Brecht: “Quello che accade ogni giorno/non trovatelo naturale./Di nulla sia detto: ‘È naturale’/in questo tempo di anarchia e di sangue,/di ordinato disordine,/di meditato arbitrio,/di umanità disumanata”.

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