Scheda di lettura su
J. HABERMAS
L’inclusione dell’altro. Studi di teoria politica
Milano, ed. Feltrinelli
1998, pp. 278
Continuando la ricerca ed dibattito intrapreso nel volume Multiculturalismo. Lotte per il riconoscimento Habermas ci consegna, con questa raccolta di saggi, uno studio estremamente complesso e raffinato sulle società pluralistiche in cui si inaspriscono i contrasti multiculturali e sugli stati-nazione in via di trasformazione in entità sovranazionale.
Anche se per Habermas, come scrive il curatore dell’edizione italiana Leonardo Ceppa, il liberalismo intersoggettivo e comunicativo si differenzia profondamente dall’individualismo possessivo di stampo liberale (per il fatto di sostituire i soggetti strategici della concorrenza economica con i soggetti del discorso argomentativo), è pur vero che anche per Habermas esistono soltanto diritti individuali e non collettivi. L’unica riserva avanzata da Habermas è che nel liberalismo intersoggettivo i diritti individuali - tutelando non solo la libertà di arbitrio ma anche l’autocostituzione del sé - devono sempre dare accesso alle forme di vita (culturali e collettive) che sono costitutive dell’identità (pag 266).
Per Habermas, insomma, non si può essere ciechi nei confronti delle differenze, pur senza cadere in quello che lui definisce l’eccesso moralistico della proposta dei comunitaristi .
Si tratta quindi di enucleare un universalismo estremamente
sensibile alle differenze. Per questo va chiarito il concetto habermasiano di inclusione
che non è assimilazione.
"Inclusione - scrive Habermas - qui non significa accaparramento
assimilatorio, né chiusura contro il diverso. Inclusione dell’altro significa
piuttosto che i confini della comunità sono aperti a tutti: anche -e soprattutto- a
coloro che sono reciprocamente estranei e che estranei vogliono rimanere" (pag
10).
Posizione complessa (e per certi versi fondata su un ottimismo tutto da verificare) quella di Habermas. L’interesse della ricerca del filosofo tedesco sta nella consapevolezza che "il riconoscimento che i principi universali della morale e i principi particolari delle identità etiche devono trovare in sede politica non produce mai né una moralizzazione né una eticizzazione dello stato (...). Per Habermas - continua Ceppa - la politica deve soltanto correre sui binari del diritto positivo (ossia statuito, costrittivo e legittimo). Questi binari per un verso veicolano anche contenuti extramorali (pragmatici, etici, negoziali), per l’altro verso non consentono che la politica deragli fuori o contro la validità universalistica dei diritti umani e dei principi democratici" (pag 267).
Ricchissimo anche di altri spunti (dai diritti dell’uomo, al dibattito sui cosiddetti Asian value, ai problemi posti dalla globalizzazione economica, ecc.) il testo di Habermas, seppur complesso ed in certe parti anche ostico, costituisce un nodo non eliminabile del dibattito in corso sul futuro delle società multiculturali.
a.t.